Parinacota

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Piccolo villaggio nei pressi del vulcano Parinacota, di origini preispaniche, è nella sua essenza un luogo cerimoniale costituito da case solitamente disabitate, edificate nei pressi di una chiesa costruita nel XVII secolo su di un terreno precedentemente occupato da pastori dispersi. L’edificazione della chiesa aveva infatti lo scopo di servire da centro d’indottrinamento per una comunità il cui stile di vita era profondamente legato alla transumanza.

Il villaggio si trovava alla convergenza di due cammini sull’antica rotta Arica-Potosì: le truppe raggiungevano la costa proseguendo per Putre e la Valle di Lluta, oppure discendendo la Precordigliera più a sud, in direzione di Belén, e da lì proseguendo lungo la Valle di Azapa. A quell’epoca risalgono i diversi recinti in pietra per i muli che trasportavano il carico che ancora restano nei dintorni del villaggio.

Parinacota ha un’importanza etnico-culturale, essendo la “marka” (centro cerimonale) di una delle tre comunità Aymara ancora presenti nella Cordigliera cilena.
Nell’attualità, evidentemente, poco resta della struttura urbana tipica della marka, rappresentativa della cosmologia Aymara fin dall’epoca del Tiwanaku, anche se alcuni elementi tipici del sincretismo religioso sono ancora presenti nel villaggio e vissuti nelle tradizionali cerimonie che si svolgono ogni anno. Tra questi segnaliamo la presenza delle quattro cappelle disseminate nel villaggio in corrispondenza dei quattro angoli della chiesa, riservate alla processione dei santi cristiani, che si identificano con gli spiriti delle montagne propri della cosmologia Aymara tradizionale.

Nel 1979 il villaggio e la sua chiesa sono stati dichiarati Monumento Nazionale.

Altitudine: 4400 mslm.
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LA CHIESA E I SUOI AFFRESCHI La chiesa attuale è il risultato di una sua successiva edificazione nel 1789, essendosi l’originale deteriorata nel tempo.
E’ costituita da una nave centrale e da due cappelle laterali, con muri in pietra e fango rinforzati da contrafforti in pietra esterni. La strttura del tetto è in eucalipto e queñoa.
Originalmente non aveva il coro, che fu aggiunto nel XIX secolo distruggendo parzialmente uno dei più interessanti affreschi murali della Cordigliera cilena: il “Giudizio Universale”, realizzato nello stile del barocco andino.
In una rappresentazione da cui emergono personaggi dell’epoca, tra cui tipici soldati spagnoli, questo Giudizio pare suggerire che l’inferno sia destinato alle sole donne, che l’arcangelo Michele si occupa di pesare su una bilancia per deciderne il destino.
Le condannate vengono portate con la forza verso un inferno provvisto di elementi di tortura, mentre il diavolo con la faccia da donna conversa con uno spagnolo.
Tra gli ulteriori affreschi presenti, va segnalato quello rappresentante San Giovanni Battista, per la particolare ambiguità sessuale con cui viene rappresentato: barbuto, ma con fianchi da donna e piccoli seni.
BOFEDALLama, Alpaca, Oca delle Ande, Ibis, Ajoya.

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